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Gastronomia
C'erano una volta le osterie, edifici semplici con belle insegne in ferro battuto che costellavano tutto il corso del Brenta, dove si poteva alloggiare in stanze piuttosto spartane. Lì i viaggiatori in transito potevano rifocillarsi, rinfrescarsi d'estate e riscaldarsi d'inverno. Oggi le osterie sono rimaste poche ma hanno subito una evoluzione e per nutrire i viandanti del nuovo secolo ci sono i ristoranti, le trattorie, gli agriturismi e gli alberghi.
Sulle rive del Brenta la gastronomia si è espressa, nel tempo, su tre livelli: quello dei cibi rustici della gente dei campi che mangiava "fasoi, carne de manzo, polenta"; quello dei borghesi che, racconta Goldoni, variavano con "risi, capon, rosto de vedelo, de oseleti, polpette, stufatin, formaggio".
Al top i nobili villeggianti facevano pranzi che erano degli eventi gastronomici con decine di portate in cui la selvaggina si alternava al pesce, si faceva strage di fagiani e di pollame, si usavano salse elaborate, si consumavano montagne di pasticci e dolci, tutto nella sontuosità più spinta, con gusto da scenografi accompagnamento di musicanti e fiumi di vini d'importazione.
Anche oggi la varietà dei piatti è un vanto della gastronomia del Brenta che gioca le proprie carte fra invenzione e tradizione, fra cibi d'acqua e di terra. La cultura di un luogo passa anche attraverso la sua cucina! A cominciare dai classici piatti di pesce, come gli spaghetti alle vongole veraci - passando attraverso i sapori forti, come le 'sarde in saor', fino a scoprire quali siano i dolci tipici da gustare nel periodo di Carnevale. Ce n'è davvero per tutti i gusti! |
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