Prenotazione Hotel a Sesto Fiorentino
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| | | |      Tuesday, February 07, 2012 
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Benvenuti a Sesto Fiorentino
Luoghi di interesse
Un nome racconta sempre una storia e quello di Sesto Fiorentino parla di una località nata lungo l'antichissima via Cassia, una delle strade dell'impero romano. Lungo la via Cassia furono certamente costruiti degli alloggiamenti: le pietre miliare "ab urbe" hanno lasciato il loro nome alle località circostanti. Esattamente alla sesta pietra miliare venendo da Firenze, al sextum lapidem appunto, sorgeva il piccolo villaggio che sarebbe poi diventato una città. E proprio questa stessa origine denomina le località di Terzolle, Quarto, Quinto e Settimello.
Tholos coeva, della Mula, proprio sotto la villa Garbi Pecchioli. Essa appare oggi fortemente ritoccata; era certo già in luce nel 1481 (la data è infatti graffita all'interno) ed oggi, essendo adibita a cantina, risulta areata dall'alto da un pozzetto che dà luce alla camera principale e reca una banchina per le botti. La scala di accesso è moderna, ma corrisponde in parte all'antico dromos, del quale si conserva e si riconosce agevolmente l'ultima parte, coperta da due grandi lastroni a livello decrescente come se fossero dei gradini all'inverso. Da qui il livello di copertura si alza e i fianchi si restringono verso l'alto, costituiti da blocchi sgrossati ed aggettanti, che al sommo non arrivano ad incontrarsi, ma sono chiusi da una copertura di lastroni in piano. Procedendo avanti, attraverso questa specie di antecella o antetholos, l'altezza del successivo si riduce ed è sormontata da una serie trapezoidale di grandi lastre in piano; troviamo insomma un trapezio al posto del solito triangolo di scarico.
Gli Etruschi sono arrivati anche a Sesto, e hanno avuto il tempo di costruirvi due tombe monumentali. La tomba a Tholos della Montagnola risale al settimo sec. a.C. ma è stata scoperta solo nel 1959. La struttura architettonica ricorda le grandiose tombe micenee, come il tesoro di Atreo, con la falsa cupola a lastre aggettanti e l' imponente dromos (corridoio d'accesso lungo quattordici metri) che porta alla sala funeraria circolare, del diametro di cinque metri. In particolare la Montagnola è sormontata da un grande tumulo di circa 70 metri di diametro; in questo si inoltra un lungo corridoio scoperto con all'imbocco alcuni gradini discendenti.
Il termine "Pieve di San Martino" è evocativo della chiesa rurale per eccellenza, di paesaggi da sempre segnati dal lavoro dei campi. Le pievi, anche se nate dall'alto Medioevo come chiese battesimali, al momento della cristianizzazione delle campagne furono tutte o quasi "rinnovate" nell'architettura tra l'XI e il XIII sec., in concomitanza con la grande ripresa economica e demografica che caratterizzò la vita del mondo occidentale. Esse vanno, così, ad arricchire, in maniera determinante il già cospicuo patrimonio dell'arte romanica, anche se le loro strutture furono spesso semplici ed essenziali. Nella controfacciata della Pieve c'è il Mosaico con un volto di Cristo di Venturino Venturi, collocato nella lunetta del portale. Il mosaico con un volto di Cristo conclude il restauro della Pieve portato avanti in questi anni. Esso è un dono e una testimonianza. E' testimonianza del nostro tempo, così lontano, eppure tanto vicino a quello antico. L'edificio sacro, si dice, è anche imago mundi, immagine del mondo. Non può rimanere fermo ed immobile. Assume il volto della fede del popolo cristiano: ogni epoca vi lascia la sua impronta. Questo volto è il segno del nostro tempo.
Alla fine del secolo, Sesto divenne il capoluogo di una delle leghe del contado nella Repubblica Fiorentina. Insieme a Fiesole costituì "podesteria" e il podestà, per non dispiacere a nessuno, risedeva alternativamente nei due luoghi. La sede sestese era Palazzo Pretorio, in piazza Ginori. |
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