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Tuesday, February 07, 2012   Bookmarks

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Sapori semplici, dunque, ma decisi e genuini, tramandati dall’antica tradizione contadina. Alla base di questa gustosa eredità c’è il riso, ingrediente versatile che trionfa nella Panissa, il più tipico dei risotti vercellesi, affiancato da, fagioli, cotiche, battuto di lardo, aromi e salam d’la duja. © Copyright - ATL Valsesia e VercelliAltrettanto invitanti e gustosi sono i piatti vercellesi non a base di riso: la fagiolata, piatto tipico del periodo carnascialesco (la più grande d’Italia si tiene a Santhià, vicino a Vercelli); le rane, cucinate nei modi più svariati; i fritti di maiale, alimento base nell’alimentazione contadina vercellese, poiché ne veniva consumata ogni singola parte, le frittate “rognose” (col salame sbriciolato) e la ciburea e ratatuja (gustosissime preparazioni di frattaglie di carne e di patate in “bagna”).

© Copyright - ATL Valsesia e Vercelli Salendo di quota, anche i sapori cambiano: in Valsesia la cucina è fatta di piatti decisamente sostanziosi, inventati per sfidare l’inverno.
Qualche esempio? La polenta concia e i capunèt, semplici involtini realizzati con foglie di indivia o verza riempite a loro volta di un trito misto di mortadella, prezzemolo, aglio, cipolla e pane ammollato nel latte, il tutto brasato in burro, un po’ di brodo e vino bianco. Da non perdere gli straccetti, la mocetta, coscia di camoscio trattata come il prosciutto crudo e servita in fette molto sottili, le patate masarai o l’uberlekke di Alagna, un bollito preparato con diversi tipi di carni salate di animali tipici dei boschi valsesiani, talvolta insaporito con verdure o salame.Tra le altre specialità ricordiamo la gnocca di Rimella, i canestrini di Civiasco, e la turta d’Alagna, un impasto di farina di mais e farina bianca in cui compaiono uova, latte panna, salame, toma, mele e fichi secchi, un abbinamento di sapori insoliti ma caratteristici della cucina valsesiana.

E i dolci? Vanno dai sapori più originali e raffinati alle golosità più irresistibili. Delicatissima è la pastafrolla dei bicciolani, friabili biscotti aromatizzati con cannella, cacao e chiodi di garofano, e incerta la loro origine: forse sono nati nel 1809 dalla fantasia del pasticcere vercellese Carlo Provenzale o forse sono un “ricordo” lasciato dagli austriaci durante del guerre d’indipendenza. In ogni caso, il gusto unico e inconfondibile e il nome, lo stesso della maschera cittadina, ne fanno il simbolo di Vercelli.
La tartufata sembra nata per realizzare i sogni dei più golosi: una torta di panna e crema, con la base guarnita con granella di nocciole, e ricoperta da vaporose sfoglie di cioccolato spolverate con zucchero a velo.
E le miacce, da che parte stanno? Geograficamente, sono nate in Valsesia ma è difficile dire se sono dolci o salate. Semplici cialde, sottilissime e croccanti, genuine e così buone che vanno d’accordo con tutto: il miele, il gorgonzola, la marmellate, lo speck, la nutella ma soprattutto con la toma valsesiana.
 

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