Benvenuti a Como
Luoghi di interesse
La Residenza di Brunate si trova in via Volta n.5, una lapide segnala che la casa del Barometraio Ludovico Monti accolse il piccolo Alessandro. Iscrizioni che ricordano le sue dimore temporanee si trovano anche a Gravedona, Regatola di Bellagio, Mosino, Lazzate, Campora. Il Palazzo Vescovile fu fatto costruire dal Vescovo Alberico dopo il 1013. Trasformato da radicali restauri dall'Arch. Federico Frigerio per i quali furono messi in luce alcuni resti dell'originaria costruzione. Nell'interno affreschi del '400, ritratti di dei Vescovi di Como ed arazzi del '600 continuanti la serie di quelli eseguiti per il Duomo.
La Casa natale di Volta si trova in Via Volta n.62 in Como una lapide ricorda: "Fu l'avita casa di Alessandro Volta". Nella seconda metà dell'ottocento un'operazione di incorporazione e fusione di immobili ha mutato fisionomia alla "vecchia casa un po' piccola settecentesca".
All'inizio del 1800 il paese era costituito da una manciata di case, costruite nell ampio anfiteatro che guarda Montorfano e la pianura circostante, e da qualche villino; nella seconda metà, Brunate era già sito di amena villeggiatura, soprattutto dei comaschi, ma anche dei milanesi, abituati a "passare l'estate colassù". La realizzazione della funicolare trovò proprio il miglior spunto in questo assieme. Che poi diverrà entusiasmo, emulazione signorile, volontà operativa, spirito d'iniziativa. Per Brunate, diventata ormai riferimento obbligatorio per la villeggiatura residenziale. Per il collegamento del paese con il capoluogo, proprio allora un gruppo di villeggianti e di Brunatesi lungimiranti agitò un'idea che nel giro di qualche decennio sarebbe diventata realtà: collegare le due località a mezzo di una ferrovia funicolare. L'idea divenne subito iniziativa, partita proprio da Brunate.
Il servizio della funicolare viene effettuato da due carrozze, attaccate alle due estremità della fune, "... in modo che quando una sale l'altra scende". Il 24 settembre 1894, qualche giorno dopo essere stato nominato cardinale e prima di trasferirsi a Milano, Mons. Carlo Andrea Ferrari, vescovo di Como, salì a Brunate per benedire la nuova funicolare. Le due vetture sono di colore giallo, l'una denominata "Brunate" e l'altra "Como". Una indispensabile innovazione tecnologica fu quella attuata in seguito sostituendo alla trazione a vapore quella elettrica. La funicolare Como-Brunate, quarant'anni dopo la prima corsa, si ammoderna. In tempi brevi si edifica, a due livelli, un nuovo fabbricato su una superficie di oltre 400 metri quadrati: a terreno, nell'area più ampia, trova collocazione il nuovo macchinario, con capaci spazi di manovra per le manutenzioni e gli interventi di emergenza; sul lato sinistro, separato dal settore macchine, viene ricavato un idoneo vano magazzino; al primo piano si trovano gli uffici e l'officina meccanica. Sparisce la cremagliera, si rifanno l'armamento e la strada ferrata, si sostituiscono le carrozze.
Il turista che giunge a Como e si affaccia sul grande paesaggio del lago, la vede subito e chiede, colpito dall'elegante sua mole, che cos'è e a chi appartiene. Come quasi sempre accade, all'origine di un monumento celebre o di una fastosa residenza, si scopre qualche insediamento monacale o religioso e anche risalendo nella storia della nostra villa troviamo che nel luogo già popolato di olmi ai tempi di Plinio il Giovane, era stato eretto fin dai primi decenni del secolo XII un convento, con annessa la chiesa di Santa Maria in Vico, appartenente agli Umiliati, ordine che si distinguerà fra l'altro nelle arti tessili nonché per uno spiccato spirito d'indipendenza nei confronti dell'autorità ecclesiastica. Nel 1825, Villa Olmo fu onorata perfino dall'imperatore d'Austria Ferdinando I, giuntovi con la regale consorte e accolto da Metternich e da Radetzky. Nel 1882, la villa fu acquistata dai Viscontidi Modrone che inaugurarono l'ultimo periodo "padronale" del nostro monumento. Le criticatissime ali che soffocavano la bella facciata neoclassica furono abbattute, venne sistemato l'accesso a lago e si modificò radicalmente l'atrio d'ingresso mediante lo sfondamento del soffitto originario che così come ancor oggi lo ammiriamo si eleva per ben tre piani con un effetto di grandiosa scenografia.
La villa fu arricchita di un piccolo teatrino che funziona anche adesso, e l'unico "oltraggio" inflitto al suo interno fu l'insediamento di un ascensore idraulico nella piccola cappella degli Odescalchi, ora tuttavia ripristinata. Sul frontone fu issato il biscione dei Visconti. Nel parco retrostante, sistemato all'inglese, fa bella mostra di sé l'inevitabile "tempietto neoclassico". Nel 1927 con la grande Esposizione Voltiana, fu inaugurata la proprietà comunale e da allora la villa diventò il naturale centro delle attività culturali comasche: concerti (specialmente quelli curati dall'Autunno Musicale, un festival di fama internazionale), spettacoli teatrali, congressi (resi efficienti anche grazie al sistema televisivo), dibattiti e mostre: ricordiamo quelle dedicate al Luini, a Le Corbusier, all'età neoclassica in Lombardia. All'interno si vedono belle e decoratissime sale: quella centrale, quella delle Nozze, quella di Bacco e così via, ornate da affreschi di buona scuola. Nel giardino all'italiana, ben disegnato e tenuto, innalzavano i loro rami due bellissimi olmi, ricordo e vestigio dell'antichissimo boschetto che offriva la sua ombra anche a Plinio, ma una folgore li abbattè, proprio come successe a quello immenso e secolare descrittoci dalle vecchie cronache. Ora sono state messe a dimora delle giovani piante, incaricate di crescere e di diventare degne dei loro frondosi predecessori, ché anche gli alberi e non soltanto gli uomini, hanno un passato e una tradizione da onorare. |
|