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Tuesday, February 07, 2012   Bookmarks

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© Copyright - Ente Provinciale per il Turismo di Benevento L'olio del Sannio Beneventano e la coltivazione dell’ulivo e la produzione dell’olio ha origini antichissime, richiamando alla memoria gli insediamenti delle prime colonie della Magna Grecia. Le piante di olivo rappresentano l’elemento caratterizzante del paesaggio rurale di molte zone del Sannio, assumendo, quindi, un ruolo primario per lo sviluppo delle aree collinari. Il Sannio è una terra che, unitamente ai vini ed ai formaggi, ha nell’olio di oliva un ulteriore punto di forza che viene perfettamente ad integrarsi nella tradizione alimentare e gastronomica della cucina contadina, ricca di elementi naturali e semplici che, abbinati tra loro, creano gustose ed uniche pietanze. L’olio delle colline della provincia di Benevento, per le sue proprietà naturali e per la squisitezza del prodotto ha avuto il riconoscimento D.O.P. per l’olio extravergine di oliva "Sannio Caudino Telesino" e “Colline Beneventane”.

© Copyright - Ente Provinciale per il Turismo di BeneventoIl torrone di Benevento o “Cupedia”, ossia il progenitore del torrone. La copeta è composta da miele, albume d’uovo, mandorle o nocciole, amalgamati tra loro e cotti a bagnomaria. Il torrone, ossia una copeta più raffinata ricoperta da naspro o da grana di zucchero, nasce successivamente e si diffonde nel XVII secolo in tre varietà: il Perfetto amore – ricoperto di cioccolato, limone o caffè; l’Ingranito – arricchito da confetti cannellini - ed il Torrone del Papa – composto da zucchero liquefatto, pinoli e frutta sciroppata. Più tardi, nella metà dell’ottocento, compare il Torrone della Regina, destinato alla golosità di Ferdinando I di Borbone. Il torrone diviene così il dolce più richiesto, tant’è che si assiste, agli inizi del ‘900, ad un incremento della produzione con il sorgere di tante piccole aziende. Nel panorama nazionale ed internazionale, Benevento viene conosciuta per la squisitezza del suo prodotto dolciario e, fra tutti i torroni, si afferma quello allo "Strega" che trae il suo nome dall’omonimo liquore. Nel 1891 nasce a San Marco dei Cavoti una delle varianti più conosciute del torrone, il Torrone croccantino, costituito da zucchero, mandorle e nocciole tritate e ricoperto da cioccolato fondente.

© Copyright - Ente Provinciale per il Turismo di BeneventoLa Cucina Sannita è fatta di primi piatti e pietanze semplici, realizzate secondo un’arte capace di dare ad ogni cosa un gusto particolare, diverso dall’abituale, con regole ben radicate nell’animo popolare e tramandate a voce dalle madri alle figlie. Un’arte che non ha niente di particolare ma il cui segreto sta nell’accurata scelta degli ingredienti nelle giuste proporzioni, nel dosaggio dei condimenti, nell’accortezza dei tempi di cottura. E’ una cucina che richiama alla memoria tempi lontani, quando il sedersi a tavola era ricco di significato, quando il pranzo creava emozioni e scandiva l’avvicendarsi dei grandi momenti familiari e principalmente delle feste religiose. Piatti tipici della cucina sannita sono: la "Minestra Maritata": nelle occasioni festive come la Pasqua o il S. Patrono, la verdura, veniva "maritata" a qualcosa di più sostanzioso come il prosciutto di Pietraroja, le cotiche salate, il pezzo di lardo e il peperoncino; i "Fusilli", pasta fatta in casa utilizzando il ferro per lavorare la lana (fuso); normalmente sono al Ragù, sugo di passato di pomodori tirato a fuoco lento ed arricchito con la braciola di carne e conditi con abbondante grattugiata di formaggio pecorino di Vitulano; le "Orecchiette" o "Cicatielli", pasta fatta in casa aiutandosi con le dita, possono essere al ragù come i fusilli, ma meglio con i broccoli; straordinari e saporitissimi quelli di S. Bartolomeo in Galdo. E poi: pasta, fagioli e cotica, pasta e cavolfiori, lagana con i ceci ecc. Nel Sannio primeggiano gli allevamenti di bovini, ovini, caprini e suini; pertanto i secondi piatti spaziano su tali tipi di carni, quindi arrosti misti alla brace e "Ammugliatielli" (interiora di agnello, condite con aromi e spezie varie); come contorni, peperoni fritti, peperoni imbottiti, funghi porcini di Cusano Mutri, carciofi indorati e fritti di Pietrelcina e gli insostituibili pomodori per l’insalata. Per finire gli ottimi formaggi "Caciocavallo" di Castelfranco in Miscano e del Fortore, prodotti con latte di razze bovine bianche stagionati per un periodo che va da sei mesi ad un anno. In occasione del S. Natale, è tradizione nelle famiglie beneventane, preparare e servire la "Zuppa di cardone" (pianta che somiglia molto a quella del carciofo, ma con foglie a coste più grosse e tenere).

© Copyright - Ente Provinciale per il Turismo di BeneventoLo Strega di Benevento: Benevento è probabilmente una delle città italiane con la storia più complessa e ricca. È passata attraverso diversi periodi storici che ne hanno caratterizzato l’identità, conservando un inscindibile quanto affascinante legame tra eventi storici e leggende popolari. Tra le varie, la leggenda che sicuramente la identifica è quella sorta in età longobarda, e che vede come protagoniste misteriose donne dotate di poteri magici in combutta con il diavolo: "le Streghe di Benevento". Ma se le streghe, quelle che volano a cavallo di scope o animali, albergano solo nella fantasia, a Benevento dal 1860 una Strega con la "S" maiuscola esiste e costituisce un prodotto di eccellenza dell’enogastronomia sannita. Fu in quell’anno, infatti, che Giuseppe Alberti decise di creare una fabbrica di liquori. Consapevole del fascino e dell’interesse popolare che ruotava intorno alla leggenda, mise in relazione la nascita del suo liquore al mito popolare, secondo cui esisteva un filtro d’amore preparato dalle streghe per unire per sempre le coppie. Questa è la genesi del liquore Strega, la cui fama è tutt’oggi legata alla leggenda e conserva un fascino sempre attuale. La ricetta del "distillato di erba e magia", come recita uno slogan del liquore, non a caso è segreta e viene tramandata da generazioni nella famiglia Alberti. La distillazione coinvolge più di 50 erbe provenienti da varie parti del mondo: erbe sannite (menta selvatica), erbe mediterranee (lavanda, ginepro, corteccia d’arancio) e spezie esotiche orientali (cannella, pepe di Jamaica, chiodi di garofano, zafferano che ne dà il caratteristico colore giallo). Mentre se le fasi di produzione sono conosciute poiché comuni alla maggior parte dei liquori, ciò che è ignoto, e che rende la ricetta unica, è il dosaggio delle singole erbe. Il liquore Strega è eccellente dopo pasto e si esprime al meglio nelle più svariate modalità di consumo: ottimo bevuto liscio, non perde il suo gusto con ghiaccio, aggiunto a cocktails o nella preparazione di dolci. E’ proprio questa sua versatilità ad aver reso possibili prodotti che fossero intimamente legati allo Strega come il torrone, i babà al liquore, gli araldi allo strega, il gelato “mela stregata”, il pan Torrone e i cioccolatini con il cuore allo Strega chiamati “Goccioloni”. Filtro d’amore o no, è comunque indubbio ciò che diceva Sylva Koscina in uno spot degli anni ’60: “Il primo sorso affascina, il secondo strega”.
 

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